Skip to content

Roberto De Mattei (CNR) su Radio Maria: “Il terremoto in Giappone un castigo divino”

23 marzo 2011

“Cari amici di Radio Maria buonasera,
vi parla Roberto De Mattei e vorrei fare stasera con voi delle riflessioni che partono da fatti drammatici di attualità.

Il primo fatto è la tragedia del Giappone, lo spaventoso terremoto e maremoto con il rischio nucleare che si profila.

Dice Mons. Mazzella§, che in primo luogo le grandi catastrofi sono una voce terribile ma paterna della bontà di dio, che ci scuote e ci richiama col pensiero ai nostri grandi destini, al fine ultimo della nostra vita, che è immortali.

Infatti, se la Terra non avesse pericoli, dolori, catastrofi, la Terra eserciterebbe su di noi un fascino irresistibile, non ci accorgeremmo che essa è un luogo di esilio, e dimenticheremmo troppo facilmente che noi siamo cittadini del cielo.

Ma in secondo luogo, osserva l’arcivescovo di Rossano Calabro, le catastrofi sono talora esigenza della giustizia di dio, della quale sono giusti castighi. Infatti, la colpa del peccato originale che tocca tutta l’umanità, si aggiungono nella nostra vita le nostre colpe personali: nessuno di noi è immune dal peccato e può dirsi innocente; e le nostre colpe possono essere personali o collettive, possono essere le colpe di un singolo o quelle di un popolo, ma mentre dio premia e castiga i singoli nell’eternità e sulla terra che premia o castiga le nazioni, perché le nazioni non hanno vita eterna, hanno un orizzonte terreno.

Nessuno può dire con certezza se il terremoto di Messina ieri, o quello del Giappone oggi, sia stato un castigo di dio, sicuramente è stata una catastrofe. E scrive Mons. Mazzella, la catastrofe è un fenomeno naturale che dio ha potuto introdurre nel suo piano di creazione per molteplici fini degni della sua sapienza e bontà. Ha potuto farlo per raggiungere un fine della stessa natura ottenendo per mezzo di una catastrofe un bene  fisico più generale, come quando con una tempesta di venti che produce danni si purifica l’aria. Ha potuto farlo per un fine di ordine morale, come per esempio accuire il genio dell’uomo, eccitarlo a studiare la natura per difendersi dalla sua potenza distruggitrice, e così determinare un progresso della scienza.

Ha potuto farlo per uno dei fini per i quali la fede ci dice che talora l’ha fatto, come sarebbe quello di infliggere ad una città un esemplare castigo. Ha potuto farlo per un fine a noi ignoto, per quale fine dio ha operato in un caso speciale. Per quale fine Messina e Reggio sono state distrutte. Chi potrebbe dirlo. È possibile fare delle congetture, non è possibile affermare alcuna cosa con certezza. Intanto per noi al nostro scopo basta la sicurezza che le catastrofi possono essere e talora sono, esigenza della giustizia di dio.

Aggiungiamo il concetto che dio talora si serve delle catastrofi per raggiungere un fine alto della sua giustizia si trova in tutte le pagine della sacra scrittura. Cosa furono il diluvio, il fuoco che cadde su Sodoma e Gomorra e che non si abbatté su Ninive se non castighi di dio. Però si dice, la catastrofe c’è punisce il colpevole, colpisce anche l’innocente, come si conciliano con la provvidenza queste stragi dell’innocenza e della virtù. E la risposta è che dio non potrebbe fare in modo che un terremoto colpisca il colpevole e rispetti l’innocente, se non la moltiplicazione di miracoli, attraverso una profonda modifica del piano della creazione divina. Ora è chiaro che dio può salvare e talvolta salva l’innocente operando un miracolo. Ma dio non è obbligato a moltiplicare i miracoli o a rinunziare al piano della sua creazione per salvare la vita di un innocente. E poi dio è padrone della vita e della morte di ognuno, misura i giorni dell’uomo sulla terra, stabilisce l’ora e la morte di ciascuno, quindi l’innocente che muore sotto una catastrofe generale che punisce i colpevoli, si trova nelle stesse condizioni nella quale si trovano tutti gli innocenti che sono sorpresi dalla morte. Per loro questa morte non è un castigo di colpa personale, ma è l’esecuzione di un decreto di colui che è il padrone della vita e della morte.

Ogni giorno noi vediamo fanciulli innocenti o uomini virtuosi che muoiono di morte naturale o violenta. Perché meravigliarsi quando poi vediamo molti fanciulli innocenti o uomini virtuosi morire sotto le rovine di un terremoto. La loro morte presa isolatamente non è diversa da quella di tanti uomini innocenti o virtuosi, che sono vittime di un accidente, muoiono per esempio schiacciati da una macchina o investiti da un treno.

Ma c’è un terzo punto, le grandi catastrofi non sono solo spesso atti di giustizia di dio ma sono altrettanto spesso una benevola la misericordia di dio. Abbiamo detto infatti che nessuno mettendosi la mano sulla coscienza potrebbe dare a se stesso un certificato di innocenza, nessuno può dire io sono innocente, e non lo può dire né per il peccato originale che lo macchia, né per i propri peccati personali.

E un giorno quando sarà sollevato il velo che copre l’opera della provvidenza e alla luce di dio vedremo quello che egli avrà  operato nei popoli e nelle anime, ci accorgeremo che per molte di quelle vittime che oggi compiangiamo il terremoto è stato un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima da tutte le macchie anche le più lievi, e grazie a questa morte tragica, la loro anima è volata al cielo dio ha voluto risparmiarle un triste avvenire.

Scrive Mons. Mazzella, noi pensiamo con raccapriccio a quei momenti terribili passati da loro tra la vita e la morte sotto le rovine ma forse appunto in quei momenti discese su quelle anime un torrente di una speciale misericordia di dio sotto forma di profonda contrizione e rassegnazione. Chi può dire ciò che è passato tra quelle anime e la misericordia di dio in quei momenti. Chissà con quali slanci dio misericordioso e buono nelle terribili sofferenze ha toccato i loro cuori per unirli a lui. Chi potrebbe in una parola scandagliare l’abisso di espiazione, di merito e di doni di dio che in quelle anime fu scavato per occasione del terremoto. E non si tratta di pie illusioni. Perché sta scritto che nella tribolazione dio rimette più facilmente i peccati e versa più abbondantemente i suoi doni e sta scritto che dio manda la morte prematura agli innocenti per liberarli da un triste avvenire.

Per comprendere l’azione della provvidenza che da una ragione a tutto ciò che avviene anche alle tragedie come i terremoti, bisogna però avere una prospettiva sovrannaturale, la prospettiva di chi crede nell’esistenza di un dio creatore e remuneratore della vita eterna.

Chi nega dio, gli atei, i laicisti militanti, ma anche coloro che non professando l’ateismo, vivono di fatto nell’ateismo pratico costoro non possono concepire l’idea della provvidenza.

trascrizione integrale della trasmissione radiofonica disponibile dall’Associazione Lepanto

NOTA BENE come fa notare Aldo Piombino Monsignor Mazzella non è il vescovo attuale di Rossano Calabro, ma quello in carica nel 1908 e De Mattei non precisa nulla al riguardo, facendolo sembrare quindi, pur senza affermarlo, che quelli espressi siano pensieri attuali. Come riporta infatti Sibarinet, giornale online locale, in un comunicato la diocesi fa notare che attualmente l’Arcivescovo di Rossano-Cariati è S.E. Mons. Santo Marcianò. Pertanto le dichiarazioni contenute in quegli articoli non sono in alcun modo attribuibili a Mons. Marcianò. Il che mi sembrerebbe una bella smentita e la dimostrazione dell’imbarazzo che anche all’interno della Chiesa stanno prtando le dichiarazioni di De Mattei.

Sempre secondo Sibarinet, la diocesi di Rossano Calabro afferma che “ieri pomeriggio è apparsa, su alcuni giornali online e siti internet vari, una dichiarazione riferita a Mons. Mazzella, arcivescovo di Rossano dal 1898 al 1917 e riportata durante una trasmissione di Radio Maria. Di seguito a tale dichiarazione sono scaturite polemiche ed equivoci che richiedono alcune precisazioni:

Nella trasmissione di Radio Maria del 16 marzo 2011 il prof. De Mattei ha citato alcune riflessioni sul terremoto di Messina del 1908 dello stesso mons. Orazio Mazzella tratte dallo scritto La provvidenza di Dio, l’efficacia della preghiera, la carità cattolica ed il terremoto del 28 di Dicembre 1908: cenni apologetici, Desclée e C., Roma 1909.
Nel suo intervento il prof. De Mattei ha fatto riferimento ad un dibattito filosofico emerso tra il ‘700 e l’800 sul senso del male e della sofferenza. In questo ambito egli ha citato la riflessione che Mons. Mazzella ha sviluppato all’indomani del terremoto di Messina del 1908.
Con le sue meditazioni il vescovo Mazzella si inseriva in quel contesto culturale dentro il quale esse vanno lette.

Annunci
12 commenti leave one →
  1. 23 marzo 2011 21:05

    scusate, indipendentemente dal fatto che anche io caccerei volentieri de mattei da dove sta,a mi sembra che sia scorretto riportare integralmente il mio post in cui ho con fatica sbobinato 10 minuti di de Mattei – pensiero, comprese le precisazioni successive, senza citare la fonte.
    Vi prego quindi di aggiungere la fonte. Grazie.

    • 23 marzo 2011 21:53

      salve aldo,
      le assicuro che l’opera di sbobinatura è stata svolta anche dal sottoscritto, nottetempo e pubblicata nel gruppo promotore prima della pubblicazione lunedì alle 20.39

      per quanto riguarda la preziosa postilla riguardo il Monsignor Mazzella citata dal De Mattei non attuale vescovo di Rossano Calabro mi premuro immediatamente di citarla, ma le assicuro che nella pagina rassegna stampa il suo articolo era già presente

      Cordialmente

  2. 24 marzo 2011 17:12

    ok. msg ricevuto! “incidente” , chiamiamolo così, chiuso.
    naturalmebnte non è chiuso l’incidente più importante, quello del CNR. Si chiuderà solo il giorno che DM lo lascerà…. anche se naturalmente i postumi ci saranno ancora, specialmente a livello internazionale….

  3. 28 marzo 2011 00:18

    Invece io approfitto per ringraziarvi dell’illuminante possibilità di poter disporre del testo integrale, con le ‘discettazioni teologiche’ del Punitore vandeano, risparmiandomi l’ascolto radiofonico (con relativa sbobinatura) del nostro raccomandatissimo predicatore.

  4. Alberto Galanti permalink
    29 marzo 2011 10:20

    Il prof. Roberto De Mattei, poverino, è creazionista e lo si vede anche dal viso. Mi dispiace dover infierire su un essere così fragile ma come possiamo, in tutta onestà, lasciarlo alla vicepresidenza del CNR. La sigla infatti non sta per Casi Non Recuperabili ma per Consiglio Nazionale delle Ricerche. Capite bene che…. Magari per rendergli la cosa più accettabile diciamogli che è stato Dio che lo ha fatto vicepresidente per punirlo di quella volta che al poverino gli è sfuggito di dire “Il Signore, nella sua infinita bontà…”, e che adesso la punizione è finita.

  5. Alessandro Abba permalink
    29 marzo 2011 10:24

    Speriamo che il Signore se lo raccolga.

  6. 29 marzo 2011 14:15

    Non occorre commentare. Tutt’al più, proporre che d’ora in poi, anziché dire “Roba da matti”, si dica “Roba da De Mattei”.

  7. l'invidia è una brutta bestia permalink
    29 marzo 2011 14:50

    Certo che per essere in un paese democratico, dove ognuno ha il diritto di esprimere le proprie opinioni in base alle libertà di pensiero, parola e stampa, richiedere le dimissioni del Prof. De Mattei per aver argomentato secondo il suo punto di vista la tragedia (e lo ripete più volte) lo trovo un gesto assolutamente limitante e meschino. La chiave di lettura per comprendere questo discorso è la Fede Cattolica, non a tutti è concesso comprendere, molti si sforzano di farlo, per altri è chiarissimo. Il richiedere le dimissioni lo trovo un atto altamente interessato da chi non rispetta il pensiero altrui e che magari vorrebbe occupare la stessa poltrona.

    • Luciano Rispoli permalink
      30 marzo 2011 13:17

      Il problema non è la sua opinione ma il ruolo che questa persona riveste. Questo tipo guida la ricerca in Italia per conto dello Stato. Forse ha sbagliato mestiere, non pensa?

  8. stefano permalink
    30 marzo 2011 20:39

    Capisco la sbobinatura nottetempo… ma evitate gli errori ortografici!

    • 31 marzo 2011 16:40

      Grazie per la segnalazione Stefano.
      Ci voleva coraggio per tornare a leggere tale sbobinatura per scovare gli errori di ortografia.

Trackbacks

  1. Tsunami, voce della paterna bontà di Dio « Fuffologia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: