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L’Associazione Lepanto prende le distanze dal vicepresidente del CNR, Roberto De Mattei

23 marzo 2011

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche è, secondo il suo Statuto, “ente pubblico nazionale di ricerca con competenza scientifica generale”, e perciò dovrebbe essere “super partes”.

Il Presidente è il professor Luciano Maiani, designato alla Presidenza del CNR ai primi del 2008 dall’allora Ministro per l’Università e la Ricerca Fabio Mussi, esponente della Sinistra del PD ed oggi vicino a Nichi Vendola.

In quei giorni il PDL insorse contro il Ministro, ricordando che poco tempo prima il professor Maiani aveva firmato la lettera con la quale un esiguo numero di docenti universitari si era scagliato contro la possibilità che SS Papa Benedetto XVI tenesse un discorso presso l’Università “La Sapienza” di Roma in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico (cfr. Può il Papa essere maestro nella Sapienza?, in LepantoDocumenti in www.lepanto.org).

Ovviamente il compagno Mussi confermò alla Presidenza il professor Maiani.

Forse si ritenne come un fattore di riequilibrio la conferma alla vicePresidenza del professor Roberto De Mattei, appoggiato da Gianfranco Fini, che l’aveva avuto come collaboratore sia alla vicePresidenza del Consiglio che al Ministero degli Affari Esteri.

Inoltre il professor Roberto De Mattei gode fama di Cattolico intransigente per le sue passate vicende nell’associazione Alleanza Cattolica, dalla quale fu espulso nel 1981, e nel Centro Culturale Lepanto, dal quale si dimise sia dalla carica di Presidente che dalla qualità di Socio nel 2006, mentre oggi è Presidente della Fondazione Lepanto, corrispondente italiana della Lepanto Foundation, fondata a Washington D.C. nel 2001, di cui sempre il professor De Mattei risulta a tutt’oggi Presidente.

Negli scorsi decenni il professor De Mattei in effetti ha sempre mantenuto un atteggiamento di rigoroso rispetto verso la Cattedra di Pietro, atteggiamento che gli ha meritato furiosi attacchi da parte della pubblicistica cattolica più ostile al Concilio Vaticano II ed al tempo stesso, dalla Curia, la concessione delle insegne di un ordine cavalleresco pontificio.

Le cose sembrano però ultimamente cambiate, soprattutto dopo che il regnante Pontefice ha attaccato l’ideologia mercatista (cfr Il Mercatismo come attacco all’Occidente in LepantoDocumenti. in www.lepanto.org, e La proprietà privata ha bisogno del libero mercato? In LepantoFocus in http://www.lepanto.org) nella sua Enciclica “Caritas in Veritate” (cfr. Caritas in Veritate, una mano tesa alle pecorelle atterrite, in LepantoDocumenti in http://www.lepanto.org).

È così avvenuto che in un ponderoso volume di 632 pagine, pubblicato or ora per i tipi della torinese Lindau, il De Mattei si sia schierato contro il Magistero pontificio degli ultimi anni a proposito di una questione delicatissima, quale l’interpretazione del Magistero del Concilio Vaticano II, ossia se esso debba essere considerato un atto di rottura o meno con la Santa Tradizione della Chiesa Cattolica, che tanti Santi e tanta luce ha dato in questi secoli al mondo intero.

Il Santo Padre, anche tenendo conto delle ambiguità delle espressioni di alcuni testi conciliari, in un discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005 ha condannato l’errata “ermeneutica della discontinuità e della rottura”: da una parte essa è praticata dai progressisti che paradossalmente vogliono coprire la liquidazione della “Chiesa costantiniana”, ossia la Chiesa di sempre, con i paramenti dei precedenti Vicari di Cristo ed Eredi della Cattedra di Pietro, nonché con la solenne autorevolezza di un Concilio Ecumenico tenutosi sulla Tomba dell’Apostolo, per impedire, alla luce del principio di autorità che contraddistingue Santa Romana Chiesa, ogni misura che si opponga al cosiddetto e tanto evocato “Spirito del Concilio”, bandiera di ampi settori della Gerarchia ecclesiale e di più limitati (in termini percentuali) settori del laicato cattolico; se poi costoro non riuscissero ad impedire tali misure, potrebbero così ripiegare su conati scismatici tali da scandalizzare molte anime.

Al tempo stesso, in questa sfida ermeneutica fra interpretazione di rottura ed interpretazione di continuità, resa possibile dalla lamentabile ambiguità di taluni testi conciliari, alcuni ambienti tradizionalisti hanno fatto la stessa scelta degli ambienti progressisti, non per odio alla Chiesa “costantiniana” ma per dimenticanza del monito evangelico sulla maggiore astuzia dei Figli delle Tenebre sui Figli della Luce e perché sono abituati a misurare le loro azioni sul proprio disappunto per come la Divina Provvidenza abbia permesso che sia andata la Storia e non piuttosto sulle condizioni oggettive dell’arena mondiale quale oggi ci è proposta dalla medesima Provvidenza per la nostra milizia.

Il professor De Mattei di oggi, prendendo le distanze in questo libro dall’attuale Magistero pontificio sembra essere lontano da quello di ieri, che come Direttore responsabile di “Cristianità”, organo ufficiale di Alleanza Cattolica, pubblicava nel 1975 questo brano: “Dice Paolo VI nella lettera pontificia Cum iam del 21 settembre 1966 diretta al cardinale Pizzardo a proposito del Congresso Internazionale di Teologia del Concilio Ecumenico Vaticano II: ‘ […] circa poi il valore e l’interpretazione da dare agli stessi insegnamenti [del Concilio Vaticano II] bisogna guardarsi dal considerarli come avulsi dal resto del patrimonio dottrinale della Chiesa, quasi possa esistere contrasto ed opposizione tra loro.

Al contrario tutto ciò che viene insegnato dal Concilio Vaticano II si ricollega in piena armonia col magistero ecclesiastico precedente, di cui non è che continuazione, spiegazione, incremento. Infatti anche per questo fine fu convocato il Concilio, come attestò il Nostro Predecessore Giovanni XXIII di f.m. nel discorso inaugurale, al fine cioè che “fosse riaffermato […] il magistero ecclesiastico” (AAS, 1962, p.786). Nessuno pertanto potrà introdurre criteri propri nelle interpretazione della dottrina del Concilio, ricusando la guida del magistero ecclesiastico; coloro che agiscono in tal modo, per usare espressione di S.Leone Magno, “diventano maestri di errore perché si rifiutarono di farsi discepoli della verità” (Tomus ad Flavianum, ed. C.Silva Taronca, Romae 1932, p.21).”

Al brano citato “Cristianità” apponeva la seguente nota “Perché i nostri lettori si possano fare una idea di qual è la situazione del mondo cattolico – non è necessario bere il mare per sapere che è salato! – segnaliamo che il testo dell’importante documento del regnante Pontefice, che compare nell’originale latino negli Acta Apostolicae Sedis e di cui diamo la versione dell’”Osservatore Romano” del 26-27 settembre 1966, è inspiegabilmente e misteriosamente assente dal volume IV della raccolta ufficiosa degli Insegnamenti di Paolo VI del 1966, edito dalla Tipografia Poliglotta Vaticana e finito di stampare il 21 giugno 1967” ( La proprietà privata è un furto?, in “Cristianità”, settembre-ottobre 1975, pp.10-12, direttore responsabile Roberto De Mattei).

Come non lamentare il fatto che il Consiglio Nazionale delle Ricerche, somma espressione pubblica (pubblica vuol dire che è sotto la responsabilità del Sovrano Popolo Italiano non solo economica, per i milioni e milioni di euro tratti dalle nostre tasche, ma anche politica e morale) della Ricerca Scientifica, ossia della Ricerca della Verità, ha quindi oggi una Presidenza composta da un professore laico che firma una lettera per non far parlare il Santo Padre ed un professore cattolico che scrive un libro per dimostrare che il Pontefice Romano sbaglia quando parla delle vicende di Santa Romana Chiesa?

fonte: http://www.facebook.com/lepanto.org

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